Il giudice che ha scritto la sentenza della “bravata” pubblicò un libro illuminante sul sottobosco romano di destra, ultras e droga che aiuta a capire quello che è successo

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Kowalski-Callaghan

Sull’omicidio di Ciro Esposito, Clint Eastwood-Walt Kowalski ha torto. Ha invece ragione Clint Eastwood-Harry Callaghan, la Giustizia non si incontra con la legge

L’ispettore Harry Callaghan è il “duro” per eccellenza che combatte la criminalità al di fuori della Legge con metodi spesso poco ortodossi e per questo è soprannominato “Harry la carogna”.
Per quelli della mia generazione, che hanno conosciuto le stragi di Stato, la strategia della tensione, la repressione di Stato, il “porto delle nebbie” – appellativo della Procura della Repubblica di Roma, a causa di una serie di episodi poco chiari e mai chiariti, veri e propri insabbiamenti – l’ispettore era un mito, l’affermazione della giustizia con qualsiasi mezzo anche contro un uso distorto della legge.

savastanoIl funerale di Pietro Savastano alla Vela gialla: Gomorra è fiction, il degrado è reale


Si è affermata una narrazione tossica di Napoli, si procede per sterili contrapposizioni (Saviano versus de Magistris). La realtà più complessa, lo si capisce anche facendo la comparsa.

Il cinema per Sergio Leone

Il grande Sergio Leone sosteneva che un film per essere un bel film dovesse avere un inizio, uno svolgimento e una fine, poi se riusciva anche a veicolare un messaggio positivo era tutto valore aggiunto.

piazza ciroLo zio di Ciro: il Napolista si faccia promotore di un dibattito serio, assieme ai romanisti che desiderano il gemellaggio.

Erri De Luca nella bella prefazione a “Ciro Esposito. Ragazzo di Scampia” scrive: «Per uno di Napoli andare a Roma è un’emozione strana. Succede solo con Roma. In qualunque altra città d’Italia si va e basta, senza termini di paragone in testa, perché ci si sente speciali, noi di Napoli. Ma Roma è un cancello misterioso, Roma tiene, contiene. È stata centro di civiltà e madre di lingua latina diramata per il mondo, sede di edifici eterni come il Colosseo e San Pietro. È patria di cinema. Roma mette un poco soggezione a un giovane di noialtri che ci va, ma pure rianima l’orgoglio di venire da un luogo nostro altrettanto leggendario. La passione per il gioco del calcio, l’attaccamento a una squadra permette a un ragazzo di cominciare a uscire dal recinto conosciuto, dare un’occhiata in gita, che si chiama, con un po’ di fierezza: trasferta».
 Quando ero adolescente, Roma aveva la stessa aurea, ci si andava in viaggio di nozze in seicento, meta o tappa per Firenze e per i più agiati per Venezia. Dal dopoguerra in poi è stata l’enclave di una moltitudine di napoletani, scrittori, attori, musicisti e giornalisti, tra i tanti I ragazzi di Montediddio e la banda Arbore passando per Patron Griffi, l’indimenticato Antonio Ghirelli, Nino D’Angelo, Daniele Sanzone, passando per la curva Ruotolo e tanti altri.

piazza ciroAlla vigilia di Napoli-Roma, il Napolista ospita un articolo di Vincenzo Esposito, lo zio di Ciro, il giovane ucciso per mano di Daniele De Santis che gli sparò la sera del 3 maggio, giorno della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina.

Ha ragione Daniele De Rossi, la gran parte dei tifosi della Roma non c’entra nulla con l’agguato terroristico a un autobus di donne e bambini che ha portato alla morte di Ciro Esposito.
Quest’ovvietà non sposta di una virgola il problema, anzi, se è possibile, lo aggrava.
Le curve della Roma sono controllate militarmente da un manipolo di estremisti di destra. Circa 150 abbonati delle curve hanno chiesto di trasferirsi in altra area ma la proposta è stata rifiutata dalla società.