Trasformerebbe e arricchirebbe il territorio, gli uffici della Città Metropolitana no. Seguiamo la direzione tracciata da Renzo Piano (e da Parigi e Berlino).

scampia vela p

Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie.[…]
Bisogna che le periferie diventino città ma senza ampliarsi a macchia d’olio, bisogna cucirle e fertilizzarle con delle strutture pubbliche.[…]
portare in periferia un mix di funzioni. La città giusta è quella in cui si dorme, si lavora, si studia, ci si diverte, si fa la spesa.
Se si devono costruire nuovi ospedali, meglio farli in periferia, e così per le sale da concerto, i teatri, i musei o le università.
Andiamo a fecondare con funzioni catalizzanti questo grande deserto affettivo. Costruire dei luoghi per la gente, dei punti d’incontro, dove si condividono i valori, dove si celebra un rito che si chiama urbanità.

Renzo Piano, Il rammendo delle periferie, Domenicale del Sole 24 ore, 26 gennaio 2014

Il giudice che ha scritto la sentenza della “bravata” pubblicò un libro illuminante sul sottobosco romano di destra, ultras e droga che aiuta a capire quello che è successo

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Kowalski-Callaghan

Sull’omicidio di Ciro Esposito, Clint Eastwood-Walt Kowalski ha torto. Ha invece ragione Clint Eastwood-Harry Callaghan, la Giustizia non si incontra con la legge

L’ispettore Harry Callaghan è il “duro” per eccellenza che combatte la criminalità al di fuori della Legge con metodi spesso poco ortodossi e per questo è soprannominato “Harry la carogna”.

Il funerale di Pietro Savastano alla Vela gialla: Gomorra è fiction, il degrado è reale


Si è affermata una narrazione tossica di Napoli, si procede per sterili contrapposizioni (Saviano versus de Magistris). La realtà più complessa, lo si capisce anche facendo la comparsa.

Il cinema per Sergio Leone

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Il grande Sergio Leone sosteneva che un film per essere un bel film dovesse avere un inizio, uno svolgimento e una fine, poi se riusciva anche a veicolare un messaggio positivo era tutto valore aggiunto.
Fedele all’insegnamento del Maestro, trovo stucchevole questa eredità del Novecento che porta molte persone a confondere verosimile con vero e le pone alla continua ricerca del Nemico anche nella visione di un film o di una fiction.
Chi è il nemico? Quello che non rientra nei propri canoni – spesso semplici – interpretativi della realtà.
Poi, per restare pienamente nel Novecento, il popolo della rete, ma non solo quello, ha bisogno di reiterare continuamente la dicotomia che è stata alla base di tutte le tragedie del secolo breve, quella amico/nemico e quindi, per il popolo non solo va individuato con chiarezza il nemico di turno, ma va anche contrapposto all’amico di turno svelando in questo modo un’altra sciagura del Novecento: la necessità di riconoscersi in un leader a cui si perdona acriticamente tutto e l’dea che una parte sia il tutto.
Queste insieme di sciagure poi si coniugano con una distorta visione della napoletanità che oscilla da un vittimismo acritico alla esaltazione, acritica anch’essa, dell’armonia del presente.

Lo zio di Ciro: il Napolista si faccia promotore di un dibattito serio, assieme ai romanisti che desiderano il gemellaggio.

piazza ciro

Erri De Luca nella bella prefazione a “Ciro Esposito. Ragazzo di Scampia” scrive: «Per uno di Napoli andare a Roma è un’emozione strana. Succede solo con Roma. In qualunque altra città d’Italia si va e basta, senza termini di paragone in testa, perché ci si sente speciali, noi di Napoli. Ma Roma è un cancello misterioso, Roma tiene, contiene. È stata centro di civiltà e madre di lingua latina diramata per il mondo, sede di edifici eterni come il Colosseo e San Pietro. È patria di cinema. Roma mette un poco soggezione a un giovane di noialtri che ci va, ma pure rianima l’orgoglio di venire da un luogo nostro altrettanto leggendario. La passione per il gioco del calcio, l’attaccamento a una squadra permette a un ragazzo di cominciare a uscire dal recinto conosciuto, dare un’occhiata in gita, che si chiama, con un po’ di fierezza: trasferta».
 Quando ero adolescente, Roma aveva la stessa aurea, ci si andava in viaggio di nozze in seicento, meta o tappa per Firenze e per i più agiati per Venezia. Dal dopoguerra in poi è stata l’enclave di una moltitudine di napoletani, scrittori, attori, musicisti e giornalisti, tra i tanti I ragazzi di Montediddio e la banda Arbore passando per Patron Griffi, l’indimenticato Antonio Ghirelli, Nino D’Angelo, Daniele Sanzone, passando per la curva Ruotolo e tanti altri.