piazza ciroLo zio di Ciro: il Napolista si faccia promotore di un dibattito serio, assieme ai romanisti che desiderano il gemellaggio.

Erri De Luca nella bella prefazione a “Ciro Esposito. Ragazzo di Scampia” scrive: «Per uno di Napoli andare a Roma è un’emozione strana. Succede solo con Roma. In qualunque altra città d’Italia si va e basta, senza termini di paragone in testa, perché ci si sente speciali, noi di Napoli. Ma Roma è un cancello misterioso, Roma tiene, contiene. È stata centro di civiltà e madre di lingua latina diramata per il mondo, sede di edifici eterni come il Colosseo e San Pietro. È patria di cinema. Roma mette un poco soggezione a un giovane di noialtri che ci va, ma pure rianima l’orgoglio di venire da un luogo nostro altrettanto leggendario. La passione per il gioco del calcio, l’attaccamento a una squadra permette a un ragazzo di cominciare a uscire dal recinto conosciuto, dare un’occhiata in gita, che si chiama, con un po’ di fierezza: trasferta».
 Quando ero adolescente, Roma aveva la stessa aurea, ci si andava in viaggio di nozze in seicento, meta o tappa per Firenze e per i più agiati per Venezia. Dal dopoguerra in poi è stata l’enclave di una moltitudine di napoletani, scrittori, attori, musicisti e giornalisti, tra i tanti I ragazzi di Montediddio e la banda Arbore passando per Patron Griffi, l’indimenticato Antonio Ghirelli, Nino D’Angelo, Daniele Sanzone, passando per la curva Ruotolo e tanti altri.

Il Progetto 80 (il Rapporto preliminare al secondo programma economico nazionale per il quinquennio 1971-75, elaborato in Italia presso il ministero del Bilancio e della programmazione economica tra il 1969 e il 1971 nella cornice dei governi di centro-sinistra e del riformismo degli anni sessanta) ben prima di MiTo, individuava l’area RoNa come area ad alta possibilità di integrazione e Castel Volturno come area in cui delocalizzare l’Italsider di Bagnoli e trasformare la linea ferroviaria Napoli Roma come vera e propria metropolitana di collegamento. 
Per i tifosi napoletani, il derby del Sole era occasione di festa e divertimento, poi per motivi imperscrutabili è sceso l’odio tra le tifoserie, poi c’è stata la morte di Ciro Esposito, ucciso per mano fascista e romanista. Oggi, sulla scorta di un comune vittimismo, figlio delle cessioni di Higuain e Pjanic e di un comune rancore contro la Juve si riparla di gemellaggio.
Io penso che un gemellaggio cementato dal rancore sia dannoso e aggravi i problemi piuttosto che risolverli. Sostengo da sempre che l’odio è il male peggiore che attraversa il calcio italiano, più dei procuratori sportivi e più di tutti i problemi che si possono immaginare e però ritengo che una rappacificazione – giusta, necessaria e ineludibile – possa passare solo da un franco e sincero confronto tra le tifoserie e le città.
Il confronto non può essere su come è cattiva la Juve ma deve vertere su cosa è successo all’Olimpico, sulle infiltrazioni fasciste nel tifo e sulle regole non scritte che regolano i rapporti tra ultras, a partire dalla omertà e dalle connivenze che si sono manifestate all’indomani dell’assassinio di Ciro Esposito.
Tra i tanti incontri che ho avuto in giro per l’Italia, mi è capitato di essere ospite a Roma di un centro sociale a discutere dei “fatti di Roma” nell’ambito delle iniziative di confronto di Mediterraneo antirazzista, i compagni erano preoccupati, avevano incontrato difficoltà a organizzare il confronto, ecco partiamo da qui. Napoli e Roma si trovano nella stessa situazione in cui si trovarono i tedeschi e gli italiani all’indomani della Seconda guerra mondiale. I primi si sono interrogati su come e quando avevano sbagliato per aver portato al potere Adolf Hitler i secondi sono passati senza soluzione di continuità dall’adesione al fascismo all’antifascismo senza mai interrogarsi sulle proprie colpe.
Ecco, io penso che dovremmo fare come il popolo tedesco: costruire una narrazione condivisa.
Infine avanzo una proposta: il Napolista insieme a il Romanista e ai fautori dell’idea del gemellaggio si facciano promotori di un confronto franco e sincero, sono convinto che alla fine ci ritroveremo insieme, non contro la Juve, per festeggiare e onorare la memoria di Ciro e il diritto di tutti di andare allo stadio ma anche di tornare a casa.

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18 agosto 2016

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