Compagni e amici,
permettetemi innanzitutto di ringraziare i compagni della Camera del Lavoro del Seie e della Fiom comprensoriale che stamani con il loro impegno ci hanno dato la possibilità di dibattere insieme, forze sociali, politiche e aziendali su un tema di grande attualità e valenza strategica per il futuro industriale della nostra regione. Colgo l’occasione per ringraziare anche gli amici e compagni dei partiti politici e delle altre organizzazioni sindacali, i rappresentanti delle aziende del settore e quelli del Governo regionale e nazionale che hanno gentilmente accolto il nostro invito ad una discussione franca e schietta sui temi inerenti lo sviluppo del settore e sulle proposte che, come metalmeccanici della Cgil, avanzeremo in questa sede.

Ringrazio anche il compagno Chiriaco, segretario generale aggiunto della Filcea e il compagno Federico, segretario generale della Cgil Campania che ci daranno, stamattina, il loro costruttivo contributo per la definizione di una proposta intercategoriale sullo sviluppo del settore in Campania. Non mi dilungherò in un analisi dettagliata dei problemi che attanagliano il settore nella nostra regione, su questi problemi abbiamo ritenuto opportuno non appesantire inutilmente la relazione e approfondire queste questioni in una nota apposita contenuta nella cartella e che spero abbiate trovato esauriente.
Invece, utilizzerò il tempo a mia disposizione per tentare di svolgere alcune brevi considerazioni, di merito e approfitterò dell’occasione offerta da un consesso così qualificato per avanzare alcune proposte concrete e di immediata attuazione per la costruzione di una piattaforma per lo sviluppo del settore nella nostra regione.
La drammaticità della crisi che investe il settore delle telecomunicazioni in Campania è di fronte agli occhi di tutti: mille esuberi a S. Maria Capua Vetere; uno stabilimento che rischia di essere cancellato dalla geografia industriale del gruppo Face Alcatel, Maddaloni; una presenza Fatme che abbisogna ancora di un forte lavoro di riqualificazione e verticalizzazione produttiva; una significativa realtà industriale della Siemens nella quale permangono grandi potenzialità tecnologiche inespresse.
Nella preparazione di questo convegno abbiamo scelto di non soffermarci nell’analisi dei punti di crisi perché oggi non vogliamo discutere di questo, abbiamo ritenuto opportuno privilegiare una visione delle cose improntata all’ottimismo, non quello, di gramsciana memoria, della volontà ma un ottimismo derivante dalla forza oggettiva delle nostre ragioni e dalla caparbietà con la quale le difendiamo: non a caso lo slogan di questo convegno collega la ricerca e la qualità dell’occupazione allo sviluppo del Mezzogiorno e individua anche un comparto tecnologico preciso che può segnare positivamente, nella nostra regione, questo processo di sviluppo: il settore delle telecomunicazioni o come qualcuno in modo più appropriato lo definisce, inglobando i comparti dell’informatica e della telematica, il settore delle tecnologie dell’informazione.
Spesso, tra le forze politiche e sociali, qualcuno dimentica che in questo settore, nella nostra regione, esistono preesistenze industriali significative e qualificate. All’Italtel di S. Maria Capua Vetere esiste ed opera comunque, pur in presenza di gravi problemi occupazionali, un laboratorio di ricerca industriale sul quale non solo il giudizio espresso dall’azienda è positivo ma quello espresso dai fatti concreti e dalle cose realizzate è ancora più lusinghiero: da quel laboratorio è uscito l’unico prodotto innovativo, dopo la linea Ut, che il Raggruppamento Italtel ha progettato, l’Office Ap.
Il laboratorio di informatica della Face Sud di Salerno, pur in presenza di evidenti difficoltà, ha acquisito conoscenze non indifferenti nel software applicativo per le centrali di commutazione internazionali. Inoltre, spesso e ingiustamente, anche nelle nostre discussioni, si dimenticano le qualificate competenze proprio nelle tecnologie dell’informazione sviluppate dal centro di ricerca di Giugliano della Selenia e che potrebbero convergere sinergicamente con le competenze già possedute dalle altre aziende.
Nelle sedi politiche, sociali ed istituzionali, ormai si parla da tempo, della necessità di concretizzare, rispetto ai forti fenomeni di deindustrializzazione che investono in modo sempre più massiccio l’area napoletana e di converso tutta l’area regionale, una nuova qualità dello sviluppo economico e sociale giustamente incentrato sull’intreccio tra risanamento urbano, terziario, servizi alle imprese e attività industriali ad elevato tasso di innovazione tecnologica di prodotto e di processo.
In relazione a questa scelta, da noi peraltro ampiamente condivisa, non è necessario inventarsi proprio niente: i potenziali poli per lo sviluppo di una tecnocitynella nostra regione ci sono già, non bisogna inventarli dal nulla, sono in parte rappresentati dalle aziende presenti a questo dibattito.
Insieme alle aziende di telecomunicazioni, nella nostra regione, inoltre, vi sono almeno altre due realtà che per i ragionamenti che stiamo svolgendo stamani sono estremamente importanti: l’Università e le aziende di informatica.
Le Università di Napoli e di Salerno lavorano ormai da tempo e con ottimi risultati su questo comparto tecnologico.
La facoltà di informatica dell’Università di Salerno ha, per esempio, un rapporto ormai consolidato con la Face; la facoltà di Ingegneria dell’Università di Napoli, oltre ad avere rapporti con aziende di altri settori, collabora da tempo con aziende come la Selenia e l’Italtel; l’Istituto di economia della stessa facoltà collabora con l’Anie. Inoltre, sempre la facoltà di ingegneria di Napoli, ha costituito un consorzio sulla ricerca industriale, il Criai, in collaborazione con la più grossa software-house del Mezzogiorno.
Anche nel comparto dell’informatica la realtà è in movimento, accanto alla massiccia e ormai storica presenza del maggior gruppo nazionale del settore, la Finsiel, che è presente in Campania con Informatica Campania, Tecsiel e, come dicevo prima insieme all’Università con il Criai, vi è inoltre la Datitalia, controllata dal Banco di Napoli, che ha ormai raggiunto dimensioni ragguardevoli, in questo sommario ed incompleto elenco non va dimenticata l’Faldata, società paritaria tra Stet e Siemens. Queste preesistenze, insieme alle ormai consolidate presenze del settore avio e di quello dei sistemi di trasporto elettrificati su ferro, sono la base di partenza dei nostri ragionamenti e sono proprio esse che ci inducono ad una visione ottimistica dei problemi dello sviluppo nella nostra regione. Ma le preesistenze, come dimostrano le preoccupanti vicende occupazionali che interessano le manifatturiere, sono condizioni necessarie ma niente affatto sufficienti a garantire la realizzazione dei nostri obiettivi.
Mi sia consentita una analogia con il giardinaggio, le preesistenze sono come i semi delle piante; sono una condizione necessaria ma non sufficiente: è indispensabile l’humus.
Nel nostro caso, l’humus è costituito non solo dalle scelte di politica industriale delle singole aziende del settore ma anche dalle scelte politiche di indirizzo degli organi di Governo regionale e nazionale. Mi sia qui consentito di venire per un momento meno al dovere dell’ospitalità e di esprimere chiaramente e senza reticenza alcuna le nostre critiche alla Giunta regionale.
Nel corso di questi anni noi abbiamo, come sindacato unitario dei metalmeccanici, spesso tentato di costruire un rapporto con la Giunta sulle questioni del settore. Vorrei qui rammentare all’Assessorato all’Industria gli impegni assunti e mai rispettati sulla vicenda del decollo della missione telematica dell’Italtel, sull’applicazione della legge 64, sul piano d’informatizzazione e in ultimo i vari ordini del giorno approvati all’unanimità dal Consiglio regionale sulla crisi occupazionale della Face di Maddaloni e su quella del settore ai quali, ad oggi, non sono seguiti atti conseguenziali coerenti.
A noi sembra che non siamo di fronte a semplici dimenticanze ma che sia stata già effettuata una scelta precisa, mi auguro che su questo l’Assessore mi smentisca con impegni concreti, sempre più inequivocabile: programmare solo le grandi opere edilizie, rinunciando a politiche programmatrici territoriali e settoriali che potrebbero assicurare alla nostra regione uno sviluppo non effimero.
Come spiegarsi altrimenti la costante latitanza di questa Regione su tutti i problemi di riassetto dell’apparato industriale gravante sul nostro territorio?
C’è stata, a onore del vero, una sola eccezione che ci auguriamo possa diventare norma: la presenza al Ministero dell’Industria di un delegato dell’Assessorato durante le manifestazioni di lotta promosse dai lavoratori di Maddaloni.
Ciò nonostante siamo ancora in attesa della costituzione di un tavolo regionale, pur già deciso, sui problemi dello sviluppo del settore.
Così come voglio ricordare all’onorevole Tempestini gli impegni che l’allora ministro delle poste onorevole Gava, in clima elettorale, assunse con i sindacati sulle questioni della telematica e che poi ha dimenticato a elezioni concluse.
E tralascio quelli assunti con le imprese nei vari giri degli stabilimenti delle varie aziende.
Vorremmo rinnovare a Lei le proposte che allora avanzammo, certi di una sua maggiore sensibilità: è possibile definire un’area geografica delimitata, ad esempio una grossa area metropolitana, Napoli oppure una città media in espansione, Battipaglia nella quale sull’esempio del Minitel francese si sperimenti un servizio videotel a larga diffusione di massa incentivato attraverso la distribuzione gratuita, come in Francia, di terminali telematici intelligenti?
Vorrei ricordarle, a tal proposito, che si tratta di una proposta nient’affatto velleitaria: nella vicina Francia l’investimento necessario per un’operazione di questo tipo è stato ampiamente recuperato in pochi anni attraverso sia l’aumento del traffico che delle maggiori entrate derivanti dai servizi attivati dall’erogazione del nuovo servizio.
Inoltre questo esperimento ha consentito la nascita di circa duemila società che gestiscono una serie di nuovi servizi resi possibili dall’attivazione del Minitel.
In un area territoriale che abbisogna di forti interventi di bonifica urbana, si possono ipotizzare alcuni progetti telematici coerenti con il riassetto urbanistico?
Vorrei anche farle presente che in questo momento il Suo Ministero ha a disposizione un formidabile strumento di programmazione e di orientamento per le imprese del settore: il piano Europa.
È follia chiederle di introdurre accanto agli ovvi criteri di politica industriale anche un elemento, per noi discriminante, di politica sociale?
Si può decidere che una quota del pieno accelerato sia riservata solo per quelle aziende che presenteranno piani fattivi di rientro dalla Cassa integrazione guadagni e ipotesi concrete di riqualificazione delle loro preesistenze industriali al Sud?
Qualcuno potrà obiettare che questo sarebbe fatto a discapito delle realtà produttive del Nord.
A tal uopo però non va dimenticato che in un settore che si razionalizza la coperta diventa, comunque, più stretta.
Né si può sottacere che senza un intervento esterno di riequilibrio forte, i costi, inevitabili, della razionalizzazione produttiva sarebbero inevitabilmente, come in parte già sta avvenendo, pagati tutti dagli stabilimenti allocati nel Mezzogiorno.
Non voglio togliere assolutamente la possibilità, per mancanza di tempo a tutti gli invitati di intervenire nel dibattito, quindi mi avvierò celermente a illustrare alcune proposte conclusive di questa breve introduzione.
Noi riteniamo che la via per una riqualificazione dell’occupazione nel settore passa anche attraverso la sperimentazione di forme nuove e anche originali di rapporto tra tutti i soggetti in causa.
In particolare, pensiamo che la regione possa e debba definire in tempi brevi, un piano da presentare al Governo per individuare e avviare le forme concrete e gli ambiti di sperimentazione nella nostra regione della città cablata e dei servizi telematici ad essa connessi.
A tal fine non va dimenticata l’esistenza nella nostra regione, in quest’area di un qualificato polo chimico specializzato nella produzione delle fibre ottiche.
È in tale contesto produttivo che la Regione deve farsi promotrice della costituzione di un consorzio regionale finalizzato alla progettazione, esecuzione e sperimentazione di tutti questi nuovi servizi, in collaborazione con l’Università e il Cnr e aperto a tutte le aziende e gli Enti interessati a partecipare attivamente come fornitori e come utenza al progetto.
In questa logica, la Regione, nell’ambito delle funzioni programmatrici che gli sono proprie, deve aprire un confronto serrato con la Sip per impegnarla a definire gli opportuni investimenti in tal senso.
Infine vorremmo avanzare alle aziende qui presenti una proposta modesta ma forse efficace rispetto agli obiettivi qui illustrati. Nella nostra regione permane un gap, per le professionalità medio-alte, tra la professionalità certificata dal titolo di studio e quella realmente posseduta dai nostri giovani laureati.
Questa situazione crea problemi anche alle aziende che in relazione alle loro esigenze si ritrovano sul mercato del lavoro giovani laureati che non hanno mai avuto un approccio concreto col mondo del lavoro e con le problematiche industriali.
Per ovviare a questa stortura è possibile offrire a gruppi di giovani laureandi, scelti dalle Università, la possibilità, senza che ciò prefiguri niente, di effettuare stage formativi nelle vostre aziende
Una cosa di questo tipo alle imprese non costerebbe quasi niente e in compenso, non solo le avvicinerebbe maggiormente alla società civile ma gli darebbe anche, in seguito, qualora se ne manifestasse la necessità, la possibilità di selezionare i propri futuri tecnici su un mercato del lavoro più recettivo alle problematiche aziendali e composto da laureati meno sprovveduti di quanto non lo siano adesso i giovani che escono dall’Università senza aver avuto mai nessun approccio concreto alla loro futura professione e alle problematiche industriali ad essa connessa.
Mi sia consentita un ultima, breve, annotazione sulle questioni legate al problema delle alleanze internazionali.
La Fim-Fiom-Uilm nazionale ha invitato tutte le aziende del settore ad illustrare anche al sindacato le proposte da loro prospettate alla Stet. al fine di consentire un confronto ed una valutazione pubblica, alla luce del sole delle varie ipotesi. Orbene, va rilevato che, ad oggi, le aziende o non hanno accolto l’invito o ci hanno raccontato meno cose di quelle che normalmente diffondono nei loro comunicati stampa.
Un atteggiamento di questo tipo, a mio avviso, è inaccettabile.
Non si può, in sede locale, lamentarsi della scarsa attenzione che il sindacato mostrerebbe sugli effetti che la scelta del partner da affiancare alla azienda pubblica ha sulle preesistenze della nostra regione e nel contempo rifiutare un confronto aperto con i rappresentanti dei lavoratori sulle proprie proposte.
Mi scuso per qualche spunto, forse troppo polemico, contenuto in questa introduzione ma le considerazioni che qui ho esposto derivano dalla convinzione, sincera, che solo in un confronto franco e schietto tra di noi, forse, stamane, possiamo rendere un buon servizio alla nostra regione.

[Relazione introduttiva al Convegno della Fiom e della Cgil Comprensorio del Sele, “Il caso delle telecomunicazioni in Campania”, Battipaglia, 20 giugno 1988; in Cgilinforma, n. 26/27, 3 ottobre 1988.]

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